Le bugie dei bambini


In età prescolare i bambini non dicono bugie, non è giusto definire 'bugie' i racconti dei bimbi in questa fascia d'età perché non sono animati dalla volontà di ingannare, diversamente dall'adulto che dice, invece, una frottola in modo consapevole.

Lo stesso episodio, raccontato da un bimbo risulta, spesso, diverso dalla 'versione' che ne darebbe un adulto, ma questo non sottintende il desiderio di ingannare volontariamente l'interlocutore.

Occorre anche tenere ben presente che i confini tra realtà e fantasia sono ancora molto labili. Non a caso, quando si chiede, per esempio, a un bimbo di tre-quattro anni cosa ha fatto il giorno precedente, la risposta può variare da un serafico 'niente' alla meticolosa descrizione di un divertente pomeriggio di due mesi prima.

La connessione temporale non appartiene al mondo dei piccoli che vivono in una sorta di 'qui-e-ora', dove spazio, tempo e relazioni sono 'distillate' tra sensazioni emotive e corporee.

Secondo lo psicologo e pedagogista svizzero J. Piaget, in sostanza, prima dei sei-sette anni, la mente dei bimbi è dominata dal pensiero magico: la realtà, cioè, si mescola alla fantasia senza alcuna connessione logica.

Le storie dei piccoli e la loro interpretazione di episodi quotidiani sotto il segno dell'immaginazione, costituiscono una tappa fondamentale della crescita e dello sviluppo cognitivo.

Il genitore, quindi, dovrebbe accettare le piccole storie del bimbo in età prescolare come una sorta di faro delle sue capacità, è un modo per affermare se stessi nel cammino verso una maggiore autonomia.

Naturalmente, a volte, un genitore può restare perplesso davanti alle 'uscite' (piene di candore) di un bimbo di due-tre anni che nega, per esempio, di avere mangiato la cioccolata, con la faccia tutta sporca. Anche in questo frangente, la storia ha valore per la crescita perché “crea lo spazio separato abitato dal figlio e dal genitore, le storie, infatti, sono anche un modo per sottrarsi alla dipendenza genitoriale”.

Ma in una situazione del genere, come dovrebbe comportarsi l'adulto?

Il genitore dovrebbe ascoltare con attenzione il bambino. Non ha invece senso domandargli: 'Perché hai detto che non sei stato tu a mangiare la cioccolata?' Se per lei non è una cosa buona che il bimbo non ammetta di averlo fatto, dovrebbe rivolgersi al piccolo in terza persona, raccontando, a sua volta, un'altra storia. 'Ah, davvero, non è stato Carlo a mangiare la cioccolata, ok, ho capito, è stato Carletto che è un bimbo più grande e un po' furbetto e molto goloso!'.

 

Con l'ingresso alla primaria, intorno ai sei anni, il discorso cambia. Spesso, quando la mamma chiede al figlio, 'Cosa hai fatto oggi a scuola?', una risposta tipica è 'Niente!'. Questo è un 'botta e risposta', noto a quasi ogni genitore, che segna una nuova fase e una percezione diversa del bimbo del mondo reale, molto più simile a quella dell'adulto. In questa fascia d'età, quando un bimbo racconta qualcosa che non corrisponde a quanto accaduto realmente, compare l'intenzionalità”, Ma anche in questa nuova fase è importante non bollare il bimbo come un impenitente Pinocchio senza tenere in considerazione cosa lo muove.

In questo periodo la bugia nasce, principalmente, da due direzioni: la ricerca di approvazione e il desiderio di indipendenza.

Il primo aspetto, da cui scaturisce la bugia, è dettato dal desiderio del bimbo di essere proprio quello che vogliono i suoi genitori. In altre parole, ci tiene a dare un'immagine più bella di se stesso: la bugia, dunque, gli serve per non deludere mamma e papà.

L'altra grande motivazione di fondo che spinge un bambino grandicello a raccontare bugie è quella di sottrarsi al controllo invasivo dell'adulto. “Il bimbo si sente assediato dai genitori, dalle loro pretese, attese, ansie e così si costruisce un paravento per vivere un po' di autonomia. Di frequente, l'adulto cerca di avere un controllo totale su ogni aspetto della vita del figlio e questo può spingerlo alla ricerca di una 'via di uscita', la bugia, per ritagliarsi degli spazi di manovra (e autonomia).

Quando il bimbo in età scolare non dice la verità il genitore che lo scopre, dovrebbe ascoltare suo figlio e cercare di capirlo.

Dietro a ogni bugia raccontata da un ragazzino in età scolare, con un po' di attenzione e disponibilità all'ascolto, l'adulto può cogliere ragioni, desideri nascosti e aspirazioni del figlio. E quasi sempre, basta poco per trovare insieme una soluzione.

 

Dottoressa Mara Giani

Laureata in Psicologia presso l’Università Cattolica di Milano, Psicoterapeuta Sistemico Relazionale presso la EIST di Milano, Mediatrice Familiare, Esperta in consulenze giudiziarie, Esperta Emdr, Esperta nella valutazione dei disturbi dell’apprendimento, Responsabile del centro "Il Granchio arcobaleno"



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